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 	  <title>Barbabietola - Il Blog di Paolo Massobrio e Marco Gatti</title>
		<link>http://barbabietola.clubpapillon.it</link>
		<description>Commenti aggiornati dal Blog di Paolo Massobrio e Marco Gatti</description>
		<language>it-IT</language>
		<lastBuildDate>Wed, 18 Apr 2008 08:41:42 GMT</lastBuildDate>
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		  <title><![CDATA[ All'ombra della birra...]]></title>
          <description><![CDATA[ Il momento della birra sembra arrivato, grazie a un’esposizione mediatica senza precedenti e a un lavoro di squadra che ha 
		  fatto crescere importanti realtà, come Consobir, il consorzio ispirato da Teo Musso, che riunisce 7 birrai e ha fatto il suo debutto a Golosaria. 
		  Questa sovraesposizione della birra non rischia però di mettere in ombra il mondo del vino? Scrive Paolo Massobrio su Vita:Teo Musso è un giovane 
		  mastro birraio di Piozzo, un paese sulla strada per Mondovì che tocca le Langhe tangenzialmente, nel senso che questo paesino col vino ha poca 
		  storia se paragonato soltanto a Dogliani o a Farigliano che non sono molto lontani. Ecco, forse è stato un po’ per una rivincita che Teo covava 
		  dentro la decisione di fare della birra qualcosa di altrettanto importante seguendo l’esperienza del vino. Così Piozzo, 
		  che ha un birrifi ...]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>28.03.2008</pubDate>
         </item>
          <!-- riapertura -->
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		  <title><![CDATA[ Ma servono così tante "Strade" del vino? ]]></title>
          <description><![CDATA[ In clima di Vinitaly parliamo di qualcosa che stroppia: Le Strade del vino. 
		  In Italia proliferano a dismisura, salvo poi ottenere il modesto risultato di aver messo due cartelli, 
		  ma soprattutto di aver assegnato una presidenza a qualcuno, in quello che è il paese dei Presidenti, 
		  con il più alto tasso di cariche al mondo. Però sarebbe disonesto fare di ogni erba un fascio, senza 
		  discernere quei casi dove invece la strada del vino o dell'olio o di altro ancora è stata l'occasione 
		  per mettere insieme le persone. In Spagna mi risulta che siano appena 19 le strade dedicate al vino; 
		  in Italia i numeri hanno già due zero. Dunque c'è qualcosa che non va e il valore di un'intuizione 
		  rischia d'essere asfissiato da un eccesso di provincialismo. Tutto prolifera nel nome della promozione, 
		  quando a fare una promozione seria - che è una scienza - sono davvero in pochi a essere in grado 
		  (Paolo Massobrio, da Terre del Vino di aprile). Voi che ne pensate? ]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>02.04.2008</pubDate>
         </item>
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		  <title><![CDATA[ Velenitaly: che sta succedendo? ]]></title>
          <description><![CDATA[ Chi ha aperto i giornali oggi ha assistito allo scoppio di un bubbone, con una maxi inchiesta, ripresa sulle pagine 
		  dell’Espresso, che ha coinvolto 20 aziende autrici di un vino composto da acqua, sostanze chimiche, concimi, fertilizzanti, una spruzzatina 
		  di acido muriatico e solo un terzo di mosto d’uva. A questo si aggiunge la vicenda Brunello di Montalcino che si avvale di nuovi colpi di scena, 
		  col sequestro dell'annata 2003 di Castello Banfi e Antinori che dichiara di aver ritirato la produzione. A questo punto ci chiediamo: che sta succedendo? 
		  Chi ha messo l'orologio della giustizia in cantina? Suvvia, non è un po' strano che il bubbone Montalcino scoppi proprio il giorno dell'inaugurazione di 
		  Vinitaly e così tutto il resto? Siamo maestri del harakiri? Sulle due vicende è poi impressionante leggere le stesse dichiarazioni ...]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>04.04.2008</pubDate>
         </item>
		 
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		  <title><![CDATA[ Meticciato in cucina: vincerà lui? ]]></title>
          <description><![CDATA[ ll New York Times segnala come le cucine dei ristoranti italiani siano invase da personale straniero, per lo più magrebino che, 
		  pur essendo bravissimo, può mettere a rischio l’identità. L’esempio è quello di Nabil Hadj-Hassen, cuoco marocchino dell’ "Antico forno Roscioli" che il 
		  mese scorso vinse il premio per la miglior carbonara. Il pericolo, secondo il giornalista del New York Times, Ian Fisher, è che “gli chef stranieri aggiungano 
		  poi  spezie che non fanno parte della tradizione italiana, come il coriandolo o il cumino”. Ora, alla vigilia di EXPO 2015 e dopo gli interventi di Giorgio Bocca 
		  dello scorso anno su l’Espresso dedicato al bollito in via d'estinzione, di Gad Lerner nel suo libro “Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità” e di Renato
		  Farina su Libero di poche settimane or sono, ci chiediamo: è il nostro ne ...]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>08.04.2008</pubDate>
         </item>
		 
		 
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		  <title><![CDATA[ Ma che pausa fai? ]]></title>
          <description><![CDATA[ Ci sono città e città. A Roma ad esempio, la pausa pranzo fa ingrassare e ti viene voglia di una carbonara ad ogni pie' sospinto. 
		  A Milano imperversano le insalatone, ma se chiedi qualche verdura particolare storcono il naso, perché nel retro del bar ci sono solo le buste della 
		  quarta gamma già lavate. A Torino invece c'è la più alta concentrazione d'Europa di bar e localini. E qualcuno si lamenta. Ma c'è anche chi - di questi 
		  tempi - ha riscoperto la schiscetta da portarsi in ufficio, mentre per combattere il caro prezzi stanno nascendo i G.A.S., i gruppi di acquisto solidale, 
		  che fanno acquisti in gruppo e poi dividono la spesa. Avranno successo? Il problema è che oggi dobbiamo combattere con un nuovo nemico: l'individualismo, 
		  la mancanza di rapporti tra la gente, la vergogna di chi non vuole ammettere che non è più come ier ...]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>17.04.2008</pubDate>
         </item>
		 
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		  <title><![CDATA[ Aceto e croissant: c'è qualcosa che non va ]]></title>
          <description><![CDATA[ Due notizie prese dalla Stampa ci fanno dubitare assai. La prima arriva dalla Francia, 
		  per cui i croissant sono da tassare ma gli hamburger no. La seconda dall’Italia dove ormai l’aceto balsamico 
		  ha sostituito l’aceto di vino. E nei ristoranti siamo al punto di dover chiedere appositamente l’aceto di vino, 
		  perché non te lo porgono. Ma c’è qualcosa che non va. Nel primo caso ci sembra che dire attraverso una legge che 
		  l’hamburger è giusto e il croissant no, è deleterio (e mi pare che dal punto di vista dei grassi con hamburger e 
		  patatine qualche problema ci sia stato). Ma perché non parlare di educazione alimentare, anziché inseguire questi 
		  spot di dubbia efficacia? Sull’aceto è devastante l’idea che possa piacere un’insalata condita con del caramello. 
		  Non può essere la normalità. Eppure è. Cosa ne pensate? ]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>21.04.2008</pubDate>
         </item>
		 
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		  <title><![CDATA[ Ben vengano! ]]></title>
          <description><![CDATA[ La carbonara dello chef tunisino di Roscioli e adesso il cuoco coreano che ha vinto il campionato mondiale di pesto. Il Giornale di oggi riprende il tema dell'identità in bilico della nostra cucina e rilancia: "Ma la cucina italiana resta italiana anche quando gli chef non sono italiani?". Noi diciamo di si. Ebbene? Ma non è una ricchezza questa centralità della cucina italiana che fa discutere in tutto il mondo e che detta le tendenze? Piuttosto sembrano dei paradossi queste classifiche ingessate e lente che timidamente posizionano gli chef italiani, come paradossale è stato (spero che il passato vada bene) lo scimmiottamento della cucina spagnola  in casa nostra. C'è poi un'emorragia annunciata di ristoranti stellati che mollano la presa. presto ne sentiremo delle belle. ]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>22.04.2008</pubDate>
         </item>
		 
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		  <title><![CDATA[ Una cena alla fine del mondo ]]></title>
          <description><![CDATA[ Il settimanale spagnolo “El Pais Semanale” ha chiesto ai migliori chef del mondo di immaginare una ultima cena ideale, rispondendo ai seguenti punti: Dove vi piacerebbe cenare se sapeste che quello di stasera sarà l’ultimo pasto della vostra vita? Cosa vorreste mangiare per la vostra ultima volta? Con quali vini accompagnereste in tavola le portate? Chi sarebbe il vostro commensale ideale? Che cosa vorreste ascoltare nella vostra ultima volta? Vogliamo provare a rispondere anche noi. Ha cominciato Paolo che immagina una cena con la famiglia e gli amici più cari, sulle colline del Monferrato, mangiando una buona bagnacauda con rape di Caprauna, accompagnata naturalmente da una bottiglia di Barbera. E voi cosa immaginate? ]]></description>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>29.04.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Anche la dieta era una cosa per ricchi ]]></title>
          <description><![CDATA[ Un po’ era nell’aria: la dieta è una cosa per ricchi. Solo i ricchi saranno magri. Una volta i ricchi erano pallidi e quelli abbronzati rappresentavano il contado. Poi si sono invertiti i ruoli. Sempre una volta i ricchi e potenti avevano la pancia (“uomo de panza uomo de sostanza”) oggi siamo all’opposto: chi è in linea è trendy. La dieta mediterranea prevede il pesce (almeno due volte la settimana, dirà Primo Vercilli a Pinzimonio venerdì prossimo), verdure e frutta. Insomma ingredienti che costano (?). Eppure sembra un paradosso nel paradosso. Il problema di questa società è l’ipernutrizione, quindi la soluzione sarebbe la riduzione delle porzioni (un risparmio dunque), ma l’allarme che lanciano i giornali è che la dieta mediterranea sta diventando un lusso. Come al solito, occorre supplire all’informazione (che non ha più la verità in tasca) con la controinformazione (magari assaggiando un piatto povero e straordinario come ... ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>05.05.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Stelle e grande cucina diventano low cost ]]></title>
          <description><![CDATA[ Pranzo a 30 euro, arriva la svolta di Vissani. Lo annuncia a tutta pagina il Corriere della Sera di oggi con un servizio di Luca Zanini che parla di un'offerta di primo, secondo e dolce e un calice di Brunello nel famoso ristorante di Baschi. Dice Vissani: "Bisogna cambiare, la nostra è una fetta di mercato a rischio".  Ma c'è anche chi rilancia, come Gianfranco Bolognesi intervistato oggi su QN, che parla del suo nuovo ristorante a Milano Marittima, dove punta sulla sontuosa cucina di pesce. Qualcosa sta cambiando nella ristorazione nazionale, ma queste formule non sempre hanno il successo che si meritano. E qualcuno ha già fatto marcia indietro. Qual è la strada giusta?  ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>09.05.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Ma perchè la cucina interessa tanto? ]]></title>
          <description><![CDATA[ Lo sanno gli editori: la ricetta paga sempre. E lo scorso anno c'è stata una vera e propria overdose di allegati a quotidiani e settimanali. Oggi si registra l'ascesa continua del boom delle trasmissioni televisive, non solo sulla tv cosiddetta generalista, ma addirittura su canali tematici come sono Gambero Rosso Channel e Alice. La nostra stessa trasmissione, Pinzimonio, è salutata ogni venerdì sera da un numero eccezionale di ascolti. E molti si chiedono perchè, cosa cerchi la gente nella televisione. A mio avviso cerca la quotidianità, il relax, la curiosità di una cosa manuale come la cucina, con la quale chiunque può cimentarsi. A me, ad esempio, piace seguire una ricetta, e anche ai miei figli, che si fanno volentieri catturare quando c'è qualcuno che spiega come mettere insieme degli ingredienti...  ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>16.05.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Ritorno al panino e locali senza campanello ]]></title>
          <description><![CDATA[ Trent'anni fa nacquero le prime paninoteche. E fu Milano ad inaugurare la serie. Quella del pane condito del resto è un'antica tradizione che lega un po' tutta l'Italia. Durante una "Giornata di Resistenza Umana" in Val D'Ossola, nel giugno 1998, facemmo un cestino da viaggio con mezza bottiglia di Barolo Fontanafredda abbinata al panino del Sorriso di Soriso, a quello del Pescatore di Canneto sull'Oglio e a quello di Aimo e Nadia, che per la presentazione di Golosaria  a Milano, fece un paio di panini d'autore che ancora adesso ci ricordiamo. Il sandwich ritorna spesso nelle proposte dei ristoranti...  ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>19.05.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Bar e Happy Hour al bando ]]></title>
          <description><![CDATA[ La cosa più fastidiosa che si prova quando si va nei bar è che non ti ascoltano. Così ti servono l'acqua minerale con il limone in un tumbler anche se non richiesto, ti scaldano il panino col salame crudo, ti fanno un caffè che fa pena. Non parliamo delle brioches. Il livello di professionalità dei bar è tra i più bassi che possiamo registrare. Ma anche l'happy hour, reduce ieri da una visita a Milano in corso Como, prosegue con l'offerta di tartine improbabili e di avanzi del mezzogiorno, messi in un ricco buffet che fa immagine ma propina cose che a casa nostra non ci azzarderemmo a mangiare...  ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>20.05.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Cibi ricchi e cibi poveri ]]></title>
          <description><![CDATA[ Sono due anni che queste notizie ritornano. Oggi vengono presentate sul Venerdì di Repubblica, le sei sfiziosità più costose al mondo. Che rasentano la scemenza. Vediamole: il sandwich più caro del mondo a 108 euro, la pizza con caviale iraniano a 646 euro, l’insalata con caviale, granchio e scampi a 857 euro, la marmellata al whisky con champagne e polvere d’oro a 6316 euro, il dessert fragole, cioccolato e gemma a 9050 euro e il pasticcio a base di manzo wagyu, tartufi e champagne a 11400 euro. Vent’anni fa Gualtiero Marchesi aveva lanciato il risotto con la foglia d’oro. E viene da chiedersi, davanti al supremo sapore di una povera acciuga, ma queste trovate vengono fuori sempre in tempi di crisi? ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>23.05.2008</pubDate>
         </item>

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		  <title><![CDATA[ Ferma quel bicchiere! ]]></title>
          <description><![CDATA[ Tra le faccende anacronistiche della vita al ristorante segnaliamo il menu senza prezzo per le donne e il sommelier che tiene la bottiglia lontana dagli ospiti e pensa lui a versarla rimboccando il bicchiere. Ma sono anacronistiche perché talvolta la donna è una manager che invita a tavola degli ospiti e il gesto del menu senza prezzo la fa passare, suo malgrado, per una scroccona, mentre sul vino, ognuno deve poter scegliere la quantità che preferisce, secondo i bisogni e il gradimento. E se uno del tavolo ha deciso che non beve perché guiderà al ritorno, perché deve essere torturato oltremisura a dover dire no grazie? ... ]]></desciption>
          <author>Paolo</author>
           <pubDate>03.06.2008</pubDate>
         </item>

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