Quando le Dop scoppiano

Tre nuove Dop si aggiungono al paniere italiano che oggi ne conta 205, contro le 170 della Francia e le 136 della Spagna. Si tratta dell'Aglio di Voghiera, del formaggio Piave e del glorioso Canestrato di Moliterno. E l'ex ministro per le Politiche Agricole Paolo De Castro scopre che stanno diventando troppe e dichiara a Italia Oggi che: “Occorre mettersi al lavoro per una certificazione intermedia che dia sfogo alle piccolissime produzioni”. Gli fa eco Mauro Rosati, segretario generale di Qualivita che dice: “Non si può crescere all'infinito”. Il rischio è quello di banalizzare lo stesso istituto delle Dop, che ora coinvolgerà anche il vino, dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo che riforma il settore. E a questo punti ci chiediamo: troppe Dop? Rischio di banalizzazione? E che dire delle Igp che nella gran parte dei casi continuano a non convincere e dell'inflazione delle Docg nei vini? Da un lato fa piacere questa riflessione del presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ma dall'altro spiace che De Castro abbia perso l'occasione di ascoltare, in un recente passato. Noi lo andammo a trovare quand'era ministro, per ricordargli che in Italia ci sono miriadi di situazioni di fatto legate ai prodotti, che andrebbero declinate nelle “denominazioni comunali”. Nemmeno delle certificazioni, per capirci, ma solo un flatus vocis per tenere viva una faccenda identitaria molto italiana che lega le comunità a un sapere, a un prodotto, a una ricetta. Ma in verità si è perso tempo e occasioni, soprattutto di voler dire una parola chiara a quel mondo fatto di tante piccole comunità desiderose di partecipare con i propri valori. Oggi si intuisce che ci vuole “sfogo”, che il dirigismo non paga e che le grandi dimensioni non rappresentano la faccia del Paese. Ebbene, possiamo riparlarne?

     

Inserito da Paolo il 24.05.2010 | Commenti (12) | in: attualità

Commenti

Già, il problema però secondo me più che il rischio di una banalizzazione delle Denominazione Europee è una incapacità di comprendere il vasto panorama italiano. La forza delle De.Co. sta proprio nella considerazione e nella valorizzazione della realtà minuscole, che non hanno tanto un valore commerciale, ma semplicemente culturale, di recupero di una memoria. Per questo sarebbe auspicabile un'iniziativa del Ministero in merito a questo tema, anche per evitare il proliferare incontrollato di queste iniziative. In seconda battuta sarebbe anche bello un censimento che tirasse le fila a livello nazionale, segnalando le De.Co. (quelle autentiche) regione per regione, per rendere manifesto un patrimonio che ormai conta migliaia di referenze.

Inserito da fabio - fabio.molinari@comunicaedizioni.it il 24/05/2010 17:06:58

in questi giorni in cui in tutta europa si è alle prese con la crisi, la miopia dei burocrati, rivela tutta la sua pochezza. nel nostro paese c'è una realtà che è innanzitutto identità, cultura, ma è anche fattore di economia, perchè un personaggio, un artigiano, con i suoi prodotti, una bottega, non solo tengono vivo un paese, una realtà, ma possono diventare fattore di attrattiva nuova, e quindi di economia reale per un territorio. L'esempio delle De.Co. è impressionante. Ma c'è chi si ostina a non vedere, la ragione, ahinoi, è fin troppo evidente...Il cinismo di questi burocrati è ben pagato...Noi, però, non possiamo arrenderci! è una battaglia identitaria, ma anche per uno sviluppo sano della nostra economia nazionale. Forse occorre cambiare testa, però! Gatta

Inserito da gatta - marcogatti23@libero.it il 28/05/2010 11:49:42

Certo che occorre cambiare testa: se qui a Cremona si è riusciti a partorire un disciplinare del Salame cremona IGP che grida vendetta, mettendo di conseguenza in commercio prodotti di deprimente qualità, immaginiamoci cosa succede ed è già accaduto pesantemente in ogni altro luogo dove gli interessi deindustriali si sommano alla pochezza culturale dei vari comparti, senza che l'autorità politica e amministrativa abbia "la testa" e la competenza per difendere la vera identità dei nostri prodotti. Si parla di sigle, di eccellenze alimentari: ma se non ci fossero i piccoli bravi resistenti e coloro che ci credono il sistema sarebbe solo un circo di falsità. Ma a chi giova??? E chi continua in politiche di marketing che più che altro sarebbero da definire ....una marchetta???

Inserito da patrizia - info@enotecacremona.it il 30/05/2010 11:45:27

Gran parte delle produzioni certificate IGP o altre sigle sono in mano all'industria ed alle sue logiche finto-salutari. DeCo? Ma che siano per il territorio non per le tasche di qualche elemento del territorio!

Inserito da Corsaro - corsaro65@gmail.com il 30/05/2010 19:23:42

caro Corsaro, le rivoluzioni non le vincono ne chi le inizia ne chi le continua ma chi le finisce. quindi, rassegnati ma le deco saranno a vantaggio di qualcuno del territorio.

Inserito da iurato - studio.iurato@gmail.com il 01/06/2010 00:02:43

Alcuni esperimenti di tutela e valorizzazione delle produzioni tipiche fatte in casa, vedi caso Bettelmatt, hanno dimostrato che le tutele europee, specie quando si parla di quantità modeste, sono superflue. Inoltre,ormai sono inflazionate e a taluni prodotti rischiano quasi di fare danno, data la generosità con cui sono state conferite, che sta cominciando ad insospettire il consumatore attento. Senza parlare delle numerose difficoltà che si incontrano affrontando quella strada, che è spesso resa tortuosa, se non sbarrata, da quelle categorie di produttori e distributori, che non vedono di buon occhio la crescita di prodotti che hanno potenziali,anche in termini numerici, che assommati, possono invadere la loro fetta di mercato.Per quanto riguarda le De.Co. sono abbastanza d'accordo in riferimento alla loro diffusione, mi rimane una perplessità che è la seguente: la pubblica amministrazione è cosciente quando va a proporre una valorizzazione di questo tipo, che poi a detta azione ne devono seguire altre conseguenti? Perchè poi tali iniziative vanno valorizzate, è inutile riconoscere la bontà, la storia e la genuinità dei prodotti se poi non si usa la loro forza per promuove i territori ad esso collegati. Purtroppo spesso è così.

Inserito da marilena panziera - frantima2010@libero.it il 01/06/2010 11:50:33

cara Marilena, anch'io tutto sommato sono d'accordo con il tuo pensiero. Dico solo che la De.Co. è solo l'atto politico del sindaco, il flatus vocis che censisce una cosa che già c'è. Quello che dici tu, le azioni conseguenti, sono dei soggetti. la De.Co. non riconosce la bontà e la genuinità dei prodotti: E' come una carta di identità. punto. Ti faccio un esempio: Il Comune di Mombaruzzo ha fatto la De.Co. sui suoi celebri amaretti, censenso una realtà. Poi i produttori censiti hanno messo in atto azioni di difesa, hanno creato un marchio e, accompagnate o non accompagnate dal Comune, hanno fatto promozione. Per questo la De.Co. non porta soldi, anche per rispondere al Corsaro, nonostante ci siano approfittatori che fanno sognare quello che non è.

Inserito da Paolo Massobrio - massolon@tin.it il 01/06/2010 13:09:55

marilena e corsaro, credo non vada persa l'espressione, che mi piace molto, che usa Paolo, definendo flatus vocis le De.Co.. Con questo atto del sindaco si sancisce un valore identitario fondamentale. Oggi si sottovaluta tutto ciò che non è misurabile in moneta, diciamo in euro, dollari... ma cosa dobbiamo fare per riprendere coscienza del fatto che le cose più importanti del vivere non centrano niente con la pecunia? pensate agli affetti più cari, alla bellezza...chi si ama, gli amici più veri, un cielo stellato o un dipinto o una musica di un artista, pur non avendo a che fare con il danaro, son le cose senza di cui non si può vivere. Così, un'origine. Veniamo da giornate splendide a Dolceacqua. Qui, dove la via della De.Co. è stata intrapresa con consapevolezza, si è aperto un percorso che sta dando frutti inaspettati, anche sotto il profilo del marketing territoriale, e quindi, anche sotto il profilo economico. Certo, la storia la fanno le persone, cioè ciascuno di noi, insieme. Là dove a mettersi insieme son persone grandi, i risultati son grandi, là dove la guida è nelle mani di mediocri, eccoci alle prese con quello che stigmatizzano Corsaro e anche Patrizia. Ma questa è una sfida cui, a mio avviso, non ci si può sottrarre. Per questa grandezza vale la pena spendere tutte le energie di cui diponiamo. E le sorprese, positive, non mancano! Gatta

Inserito da gatta - marcogatti23@libero.it il 01/06/2010 17:20:25

no signori le Dop e le IGP non sono troppe , trotta invece è la nostra disinformazione . Di fatto i consumatori vanno educati con criterio e coerenza , ma nessuno se ne prende la responsabilità, questo secondo me è il vero problema. saluti marcozzi gabriele http://rivista-gustiesapori.blogspot.com

Inserito da gabriele - info@anticapasta.info il 04/06/2010 09:02:03

Caro Paolo è vero che la valorizzazione del prodotto va fatta dai produttori, ma un censimento fine a se stesso non mi pare abbia senso, è come guardarsi allo specchio ogni mattina e fare le presentazioni: In molti casi, le istituzioni, dovrebbero non agire in prima persona, ma essere di impulso, anche all'educazione alimentare del consumatore di cui parla gabriele, del resto dove ritengono, di denaro ne investono parecchio...

Inserito da marilena - frantima2010@libero.it il 04/06/2010 17:31:42

Cara Marilena, presto spero di raccontarti col sito dedicato alla denominazioni comunali che stiamo allestendo, tutto l'entusiasmo che c'è in realtà dietro alla presa di coscienza di un valore identitario.

Inserito da Paolo Massobrio - massolon@tin.it il 04/06/2010 18:20:37

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